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Le miniere della Val di Breguzzo

Fin dai tempi antichi la VaI di Breguzzo è stata oggetto di attività minerarie.
Nel secolo scorso e precisamente nell'anno 1855, vennero iniziate ricerche nella zona del Canale di Coel, al confine tra i comuni di Bondo e Breguzzo, relativamente a minerali di piombo. Le prime risultanze si palesarono favorevoli per cui venne costituita una «Società Libera di Indagine» sotto la guida del dotto Pietro Rizzoli, Avvocato in Tione, che acquista l'im­mobile denominato Maso alla Maltina per farlo tornare alla sua antica de­stinazione di «Forno» per minerali.

Sulla spinta dei ritrovamenti di minerale definito anche plumbeo-argenteo e della facilità dei traffici dovuta all'apertura delle grandi strade «concorrenziali» per Brescia e per Trento, nel 1861, per passare dalla attività di ricerca a quella vera e propria di sfruttamento, viene costituito il «Consorzio Montanistico della Miniera di S. Pietro in VaI di Breguzzo».
Il capitale viene sottoscritto da nominativi di Tione, i promotori, tra cui il negoziante Miradio Saletti, Giuseppe Venini, proprietario della grande vetreria, il già citato Dott. Pietro Rizzoli ed il Dott. Alessandro Boni, a quel tempo avvocato a Cembra.

Di Breguzzo il commerciante Pietro Bonazza e Guglielmo Tribus, qui residente in quanto Direttore montanistico, ossia minerario. Gli altri soci erano principalmente di Trento con l'aggiunta di alcuni bresciani e berga­maschi.
Il Consorzio aveva come scopo sociale di escavare le miniere di piombo, rame, argento e d'altri metalli rinvenibili, che esistessero nella valle dell' Amò detta di Bre­guzzo, distretto politico di Tione, Principato di Trento (definizione questa di puro valore storico), Provincia del Tirolo ... (dallo Statuto del 21 novembre 1861)

Nel 1862, sotto la direzione tecnica dell'Ing. Giacomo Tamanini, inizia l'attività industriale. In località Dispensa, alla confluenza del torrente Roldone nel torrente Amò, viene eretta una solida ed ampia costruzione in granito dotata di impianto di frantumazione del minerale ed utilizzata anche come magazzino.
La miniera si articolava in 9 gallerie, della lunghezza complessiva di 2,5 chilometri, situate principalmente nella zona tra il Canale di Coel e Malga Acquaforta, sulla sinistra del torrente Amò. Una galleria si trovava a Cimbèrt nei pressi di Pont'Arnò ed altra a Valagosta, entrambe sulla de­stra del torrente Amò.
Le due gallerie principali erano quelle denominate di Santa Maria e di San Pietro (nome anche del «Consorzio») situate lungo il Canale di Coel.

I minerali estratti erano costituiti da galena di piombo e da pirite di ferro; la prima venne inizialmente ritenuta argentifera ma proseguendo negli scavi la percentuale di metallo nobile andò calando fino a scomparire del tutto.
L'estrazione del minerale, la sua lavorazione ed infine la raffinazione dei metalli, dopo i successi iniziali, procedettero per diverso tempo con alterna fortuna fino a quando, a causa della progressiva maggior povertà del materiale scavato, i costi divennero sempre più alti dei ricavi portando al fallimento dell'iniziativa. L'attività cessa completamente nel 1867.

A contribuire all'ingloriosa fine di questa impresa che sembrava inizialmente votata al successo, furono anche le mutate condizioni politiche dopo i fatti bellici del 1866 che portarono ad un forte rialzo dei dazi doga­nali impedendo di fatto l'esportazione dei prodotti verso l'Italia.
Nel 1898 Cesare Battisti nel suo volume «TI Trentino», nell'elencare le miniere del distretto di Tione indica:
«San Pietroni, VaI Breguzzo, piombo» (è la vecchia miniera al Canale di Coel)
«Giugga, VaI Breguzzo, piombo» (è la vecchia miniera in località Cimbèrt presso Pont'Arnò)
e l'anno successivo Arminio de Haffingat di Bolzano avvia nuove ricerche in VaI di Breguzzo, sul territorio di Bondo, ma senza esito.
Sempre senza esito le ulteriori ricerche effettuate nel primo e nel se­condo dopoguerra.



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